Operazione “Rosario”

Siamo rimasti sbigottiti dinnanzi all’ennesima ostentazione della corona del Rosario da parte di un politico ben navigato quale è l’ex ministro dell’Interno. Si sono levati, giustamente, scudi da tutte le parti contro questo ennesimo atto di sciacallaggio nei confronti della fede cristiana. Molti cattolici praticanti non si sono sentiti offesi, anzi confermano la loro “fede” nei confronti del politicante in questione, come se fosse una cosa normale istigare durante un comizio la folla brandendo corone di rosari e ostentandoli anche in tv. Studiando uno scrittore, Igino Giordani, che combattè il fascismo pagandone le spese, mi si è illuminata questa azione sacrilega, nel senso che ne ho compreso il fine.

Scrive Giordani: ” La pace tra Stato italiano e Santa Sede, che avrebbe potuto essere una conciliazione tra la coscienza civile e la coscienza religiosa del cittadino italiano, non ci fu. […] Il duce s’affrettò a scoprire le sue intenzioni, sciupando quel gesto di pace, perché si gittò a eliminare definitivamente l’azione autonoma dei cattolici, nella scuola e nella politica, mediante la soppressione dell’Azione Cattolica e delle associazioni religiose, in cui vedeva un’indipendenza spirituale e un pericolo di rinascita del popolarismo. In pochi mesi tramutò la conciliazione in persecuzione” (Memorie di un cristiano ingenuo).

Ci si erge a paladino della fede, iniziando con gesti apparentemente semplici e ingenui e terminando con l’ostacolare e criticare aspramente a chi la fede – almeno nella cristianità cattolica – rappresenta. Si fa un’operazione di sostituzione, della serie “tranquilli, che al posto suo ci sono io, che vi ho mostrato quanta fede ho”. E termino citando nuovamente Giordani: “Qualcuno si sorprese quando Peron, nel 1955, si mise a combattere i preti e a bruciar chiese. Ci sarebbe stato da sorprendersi del contrario. Un dittatore, se è logico, finisce sempre con l’accorgersi che la Chiesa erige un parapetto alla sua dispotia: un limite che è il baluardo della libertà; e finisce quindi con lo scaraventarsi contro quest’ultima trincea, tenuta in piedi dai preti, perciò odiati dai tiranni” (Le due città).


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