Lo scandalo in Camilleri

Tutto è politica perché tutto riguarda la città e la comunità in cui si vive. Colui che mette per iscritto le proprie idee, esperienze, sensazioni, visioni della vita, a maggior ragione ha una responsabilità “politica” in più. I cosiddetti intellettuali, ne vediamo in giro sempre di meno, hanno un compito fondamentale e gravoso.

La scomparsa di Andrea Camilleri, il 17 luglio 2019, 93 anni, lascia un vuoto nel panorama culturale mondiale. Egli ha avuto il coraggio di modificare la letteratura per esprimere, attraverso un linguaggio creativo, un misto di siciliano e italiano, le proprie opinioni, la sua lettura della vita. E questo ha fatto fino alla sua morte. Coraggioso e onesto, non solo dal punto di vista intellettuale, ha cercato di scrutare l’intimità profonda dell’essere umano attraverso i suoi personaggi, mettendo sotto i riflettori comportamenti viziati o di malaffare, attirandosi contro anche il perbenismo di qualcuno che osservava come certe situazioni ritratte nei suoi romanzi fossero troppo brutali o scandalose.

E di scandalo si occupa Camilleri fino alla fine dei suoi giorni, perché lo scandalo non è soltanto qualcosa che devìa dal normale andamento delle cose, o che descrive costumi corrotti. Lo scandalo di cui ultimamente si è occupato Camilleri, e che ha gridato a voce alta, è quello dell’indifferenza e del conseguente odio nei confronti dei propri prossimi, di altri esseri umani. Migrazioni, bambini abbandonati, corruzione politica, amori impossibili: questi alcuni temi “sociali” che hanno impregnato i suoi libri. 

Sarebbe doveroso, soprattutto come siciliani perchè ha mostrato la Sicilia al mondo, restituirgli almeno un grazie per essere stato  luce di un faro che illumina la notte, evitando l’infrangersi sugli scogli. Le future generazioni leggeranno i suoi capolavori. Della morte dei grandi ne rimane infatti l’eredità, una sorte di immortalità perché le sue parole restereranno per sempre scritte sulla pietra.

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