Prigionieri della comunicazione

Oggi stare con qualcuno che chatta mentre stai parlando è diventato un fatto normalissimo. Normalmente quando si parla ci si guarda negli occhi…
Si parla di vera e propria dipendenza patologica dalle varie applicazioni di messaggistica dei nostri smartphone. Ogni giorno vengono inviati 30 miliardi di messaggi su Whatsapp e sono 1,65 miliardi gli utenti che accedono a Facebook almeno una volta al mese (dato aggiornato al 2016). Avevo scritto un manualetto sull’uso della rete qualche anno fa e Whatsapp stava ancora ingranando la marcia.
I vari “buongiorno”, “buonanotte”, immagini, gif, cuori e cuoricini, video si intersecano nei nostri cellulari quotidianamente. Diciamo la verità che qualcuno si sta incominciando a stufare di questa new way to communicate.
Ciascuno di noi partecipa a gruppi di messaggistica istantanea: gruppi di colleghi di lavoro, amici, familiari, compagni di classe e perfino condomini. Vanno fortissimi i gruppi di mamme agguerrite di alunni che supercontrollano didattica, prof e dirigenti; ragazzi che continuano a chattare in classe alla faccia degli insegnanti. Si vorrebbero prendere misure per arginare il dilagare del continuo uso dell’app nelle scuole ma mi sembra che ci si sia arresi.
Insomma, si è instaurata una specie di tirannia delle app di messaggistica pure sugli adulti che continuano anch’essi a usarle dando il meglio o spesso il peggio di loro. Le centinaia di emoticons che spesso vengono travisate da chi legge, la risposta non subito immediata per svariati motivi (compreso quello di avere il diritto di possedere lo smartphone scarico), genera il panico nella chat e naturalmente la colpa di vari misunderstandings, cioè dei fraintendimenti, gli intoppi nella comunicazione non appartengono allo strumento ma all’uso che ne viene fatto. “Non importa se sei al lavoro, stai facendo sport o sei a un funerale. Non importa neanche se il tuo messaggio ha fatto doppio ‘check’. La risposta deve essere istantanea”, osserva Jaime Hoyos sul portale LaInformacion.com. Il che implica che l’utente deve essere disponibile tutto il tempo.
Un’altra bella usanza è la seguente: alzi la mano chi non abbia mai pensato per un attimo di “cancellare” qualcuno dal gruppo o “abbandonare” un gruppo, o qualcuno che magari usa questa tecnica per affermare il proprio potere sul gruppo e dire all’altro implicitamente: “Tu per me non vali”. Anche questa è una tecnica di non-comunicazione molto diffusa. Sì, perché stiamo assistendo al passaggio da una comunicazione fluida, veloce e trasparente alla non-comunicazione, cioè a provocare danni “irriversibili” ai nostri rapporti. Quindi attenti! In fondo il vero scopo della comunicazione è quello di rinsaldare rapporti (anche FB è nato per questo). Se non comunichiamo con il cuore allora è meglio tacere.
Rimango sempre più convinta che “possiamo avere tutti i mezzi di comunicazione del mondo, ma niente, assolutamente niente sostituisce lo sguardo dell’essere umano” (Paulo Coelho).

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