Che c’entriamo noi con la Torre di Babele?

Avevo da sempre letto la narrazione biblica della Torre di Babele come una punizione che Dio diede agli uomini che si erano così insuperbiti della loro forza e abilità, tanto che tentarono di raggiungere il Cielo a forza di mattoni.

Recentemente sono venuta a conoscenza di un’interpretazione che mi ha molto convinta e fatto riflettere a tal punto che ne ho voluto scrivere su questo blog.
Il testo narra che «tutta la terra aveva un’unica lingua e uniche parole. Emigrando dall’oriente, gli uomini capitarono in una pianura nella regione di Sinar e vi si stabilirono. Si dissero l’un l’altro: «Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco». Il mattone servì loro da pietra e il bitume da malta. Poi dissero: «Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo, e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra».
Alcuni studiosi affermano che questi versetti descrivono la creazione di un impero. In origine tutti avevano un’unica lingua e uniche parole. Poi gli uomini presero la decisione di farsi un nome per non disperdersi su tutta la terra. Spesso, quando un re aveva finito di conquistarsi un grande impero, si costruiva una nuova capitale e le dava un “nome” che doveva ricordare le sue prodezze. Questa città possedeva mura e cittadella. Sarebbe nato un impero universale, con un’unica lingua e un solo discorso, un solo popolo sottomesso a una volontà di potere infinita.
L’intervento di Dio che “confonde” (babel) il popolo, fa sì che questo si disperda in altre regioni secondo la propria lingua. Egli non poteva permettere che si immettesse questa insidia nell’umanità. La moltiplicazione delle lingue non diventa dunque un castigo divino, anzi diventa una “benedizione” perché impedisce agli uomini di appropriarsi di altri uomini, di avere un potere immenso che avrebbe leso la pluralità e la libertà di ogni uomo.
Maestro in questa lettura è Dostoevskij che, nel suo romando “I fratelli Karamazov” , fa narrare al protagonista, Ivan,  la leggenda del Grande Inquisitore”. Ne consiglio la lettura del testo che potete trovare qui :
«Al posto del Tuo tempio sorgerà un nuovo edificio,sorgerà una nuova spaventosa torre di Babele». Diventa quindi un simbolo di attuali e futuri regimi totalitari che impongono la visione unica, la lingua unica (vedi il regime giacobino dopo la Rivoluzione francese), il pensiero unico (post su Orwell).
Secondo l’interpretazione ebraica quindi l’eventuale successo della costruzione della Torre di Babele avrebbe rappresentato la prima dittatura della storia.

 

È un avvertimento, quello dell’Autore del Libro della Genesi, che punisce l’uniformità, la tentazione del potere su altri uomini. L’unità della famiglia umana non si attua costruendo una Torre, che alla fine crollerà, ma rispettando e favorendo il progetto di ogni popolo che ha esso nella storia.

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