Le donne fanno la storia (2) – Elizabeth Cady Stanton

“Che solo pochi, in qualsiasi circostanza, protestino contro l’ingiustizia di leggi ed usanze da lungo stabilite, non è prova del fatto che non vi sia oppressione, mentre la soddisfazione dei molti, se reale, prova soltanto la loro apatia e il loro profondo degrado.” (Elizabeth Cady Stanton)

Ci sono delle persone che fungono da apripista, oltrepassano le frontiere e scavalcano le barriere culturali, sociali, politiche, religiose. Alcune figure sono meno conosciute ed è per questo che ho scelto di parlarne e in particolare delle donne, donne che hanno fatto la storia.

Abolizione della schiavitù, suffragio universale, diritti delle donne: queste le principali questioni di cui si occupò Elizabeth Cady Stanton. Difficilissimo concentrare in poche righe l’attività di questa formidabile attivista dei diritti civili. Cercherò per questo di dare alcuni input, sperando di incuriosirvi abbastanza per poter da soli fare le vostre ricerche.

Nata il 12 novembre 1815, a Johnstown, New York, divenne una famosa figura abolizionista e leader del movimento giovanile delle donne. Si sposa nel 1840 e chiede al ministro di rimuovere dai voti nuziali la frase “prometto di ubbidire”. “Mi sono ostinatamente rifiutata di obbedire a colui con cui stavo per intraprendere una relazione paritaria”. La coppia avrà sette figli.

Collabora alla stesura della “Declaration of Sentiments” (Dichiarazione dei sentimenti) nel 1848 che aveva come riferimento la Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti del 1776, con la proposta di completarla, puntando sui diritti naturali e inalienabili delle donne che nella Dichiarazione di Indipendenza erano negati. Rivendicava il diritto di voto e tutti i diritti civili ed economici, l’accesso a tutte le università, a tutte le professioni, al commercio e alle cariche politiche.

Dopo quasi cinquant’anni di lotte, nel 1892 Elizabeth Stanton, con Anthony, Stone e Isabella Beecher Hooker, affronta la questione del voto alle donne davanti al Commissione Giustizia della Camera degli Stati Uniti. Usando il testo di ciò che divenne in seguito The Solitude of Self afferma il valore centrale dell’individuo, sottolineando non solo la necessità del diritto di voto delle donne ma anche il bisogno di rivedere la posizione delle donne all’interno della società.

Nel 1895 pubblica insieme ad un comitato di 26 donne La Bibbia della donna (titolo originale: The Woman’s Bible), un saggio diviso in due parti, ovviamente molto criticata sia dagli addetti ai lavori che dal pubblico più vasto. Gli esperti evitarono di affrontare il tema del sessismo nella Bibbia fino al 1964, quando Margaret Brackenbury Crook pubblicò Women and Religion, uno studio sulla condizione delle donne nell’Ebraismo e nel Cristianesimo.

Elizabeth Cady Stanton morì a New York il 26 ottobre 1902, 18 anni prima che le donne ottenessero il diritto di voto negli Stati Uniti. 

Da “The Solitude of Self”:

Non importa quanto le donne preferiscano appoggiarsi, essere protette e sostenute, né quanto gli uomini desiderino che lo facciano, devono compiere il viaggio della vita da sole e, per sicurezza in caso di emergenza, devono conoscere qualcosa delle leggi della navigazione. Per guidare la nostra imbarcazione dobbiamo essere capitano, pilota, ingegnere; con carta e bussola per stare al volante; osservare i venti e le onde, sapere quando issare la vela e leggere sopra ogni cosa i segni nel firmamento. Non importa se il viaggiatore solitario sia uomo o donna; la natura, avendoli equamente dotati, nell’ora del pericolo li abbandona alla propria abilità e al proprio giudizio e, se non sono all’altezza dell’occasione, periscono ugualmente. (Vivian Gornick, The Solitude of Self: Thinking About Elizabeth Cady Stanton, Farrar Strauss and Giroux, 2006, pag. 7).

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