Silenzio, è Natale

Erano i primi giorni di novembre ed entrando in un negozio di abbigliamento di un outlet vicino casa,  rimasi stupita e frastornata dalle canzoni natalizie che risuonavano a tutto volume. Chiesi al commesso se era il caso di iniziare già a novembre con i canti natalizi americani e lui, con fare sconsolato, mi rispose che sarebbe stato così fino al 7 gennaio: queste erano le direttive. Veramente avevo già notato i panettoni esposti in offerta a settembre (!) nei supermercati: la cosiddetta “aria natalizia” già si respirava due mesi prima del 25 dicembre. La frenetica corsa ai regali, gli sconti, i vari black days, tutto è in funzione di una sola parola: far acquistare, o come si dice oggi “fare girare l’economia”.

Solo che non vorrei che girasse solo quella, a scapito di altre realtà forse più importanti. “Ho già 30 paia di scarpe ma queste sono proprio carine!”, confessava una signora all’amica, quasi per giustificare l’ennesimo acquisto. “Vorrei approfittare degli sconti, in realtà non mi serve, ma mi potrà servire un giorno”, un’altra, davanti a una vetrina molto ben allestita di elettrodomestici. E così via. Alcune organizzazioni sindacali – poche per la verità – stanno sostenendo il fatto che, almeno il giorno di Natale e anche l’indomani, i grandi magazzini, gli iper stores vadano chiusi. È già appurato che fare shopping con tutta la famiglia nei giorni festivi faccia litigare meno papà e mamma, insomma è una specie di vuoto temporale che viene riempito da distrazioni e apparente relax, non proprio un affare per le proprie tasche e per la crescita della qualità relazionale all’interno della coppia e della famiglia.

Restare a casa per leggerti un buon libro o per stare in compagnia con la propria famiglia, fare visita a qualche parente che non vedi da tempo magari che non sta bene, riallacciare rapporti con qualcuno col quale hai condiviso un pezzo della tua vita, telefonare personalmente agli amici evitando di inviare quella serie di messaggini giffati ai quali purtroppo ci siamo tutti così presto abituati, con alberi, babbi natale, elfi, angioletti e canzoncine, inviati da persone che magari non senti da anni.

Qualcuno ha ironicamente scritto sui social che vorrebbe per queste festività una controfigura, forse perché davvero ci siamo stufati di questi cliché.

Forse bisogna compiere lo sforzo di guardarsi attorno e magari accorgersi di quanta solitudine possa trasparire in chi ha avuto la perdita di un familiare, o magari è proprio da solo perchè non ha nessuno con il quale condividere questi giorni. Negli ospedali, nelle carceri, persone senza fissa dimora forse stanno aspettando un mio gesto, il mio tempo. Forse il dono più grande che possa fare.

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